Il salvataggio di un gruppo di 98 naufraghi in acque internazionali davanti alla Libia, un Paese in guerra dove da anni vengono perpetrati crimini contro l’umanità, da parte della Mare Jonio, una nave della piattaforma della società civile italiana Mediterranea, è una buona notizia per questo Paese e per la comunità internazionale. La situazione di pericolo era del tutto evidente - alcune delle persone portate a bordo purtroppo  erano già morte -   e l’intervento italiano ha potuto salvare 98 vite umane, tra le quali, come abbiamo potuto vedere dalle immagini, bambini piccoli e donne incinta. Quel tratto del Mediterraneo in questi anni è stato teatro di molte tragedie, non frutto del fato ma delle scelte dei governi europei, compreso quello italiano.

La Libia non può essere considerata porto sicuro ed è proprio dall’inferno libico che quelle persone stavano fuggendo, dopo aver subito ogni tipo di violenza e vessazioni. Pertanto l’ipotesi di rimandare  in Libia, ricorrendo alla cosiddetta guardia costiera libica, quelle persone in fuga, è da ritenersi irresponsabile e contraria al diritto internazionale. Inoltre, in un momento in cui le avverse condizioni climatiche rendono difficile la navigazione e complicano la situazione di salute già precaria dei migranti a bordo, occorre agire con urgenza. È bene ricordare, infine, che la nave battente bandiera italiana in acque internazionali è sotto la giurisdizione e la responsabilità del nostro paese.

Sapere che il Viminale ha deciso di far scendere a terra donne, bambini e ammalati è una buona notizia ma ribadiamo la necessità e l’urgenza di fornire da parte dell'Italia l’accesso ad un porto alla Mare Jonio per procedere allo sbarco di tutte le persone a bordo in conformità con il nostro ordinamento giuridico.

Facciamo appello al Presidente incaricato Giuseppe Conte e alla futura coalizione di governo affinché l’Italia promuova con urgenza un programma di ricerca e salvataggio a livello europeo, che preveda un meccanismo rapido e funzionale di sbarco e la conseguente eventuale ripartizione dei naufraghi salvati, nella direzione di soluzioni sostenibili e strutturate nella legislazione e nelle politiche europee, come anche recentemente dichiarato dallo stesso Presidente incaricato.

Primi firmatari:

A Buon Diritto Onlus, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Casa dei Diritti Sociali, Comunità di S.Egidio,  Comunità Papa Giovanni XXIII,  Emergency ONG, Europa Asilo, FCEI-Mediterranean Hope, Intersos, Legambiente, Médecins du Monde - missione Italia, Medici Senza Frontiere, MEDU, Migrantes, Oxfam Italia, Refugees Welcome,  Save the Children Italia, Senza Confine (del Tavolo Asilo Nazionale)

E inoltre:

AGCI Lazio Solidarietà, AOI, ARCS, Articolo 21, Associazione per il rinnovamento della sinistra, associazione Alterego - Fabbrica dei Diritti, Casa della Carità di Milano, Associazione Itaca, CGIL, CIAC Parma, CIAI, CILD (Centro di iniziativa per la legalità democratica), Cittadinanzattiva Lazio, Coordinamento tutori volontari - Milano, Esercito della salvezza comando Italia Grecia, FOCSIV, Fondazione Archè, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Lunaria, Magistratura Democratica, Osservatorio Solidarietà, Pressenza, Rete DASI SVG, Rete ONG di Torino, Saltamuri, Terra onlus, UIL.

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