Il 18 dicembre 1990 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, documento entrato in vigore nel 2003 ma non ancora ratificato dall’Italia e dalla maggior parte dei paesi europei, nel quale si trova la definizione internazionale di “lavoratore migrante” e si stabiliscono standard internazionali per il trattamento dei migranti e delle loro famiglie.

La Convenzione riconosce la specifica situazione di vulnerabilità dei lavoratori migranti e promuove condizioni di lavoro e di vita dignitose e legittime. Fornisce, inoltre, una guida per l'elaborazione di politiche nazionali in materia di migrazione basate sul rispetto dei diritti umani e propone una serie di disposizioni per combattere gli abusi e lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie nel corso del processo migratorio. Lo scopo è quello di prevenire lo sfruttamento e mettere fine ai movimenti clandestini o illegali, stabilendo le condizioni minime di riconoscimento e accettazione del migrante a livello universale. 

Ricordiamo come il contributo lavorativo degli immigrati sia ormai indispensabile, nella struttura del nostro mercato del lavoro, per cui non è realisticamente immaginabile un futuro senza queste nuove risorse venute da lontano. Le persone migranti, purtroppo, sono spesso sfruttate da famiglie ed aziende attraverso il fenomeno del lavoro in nero, discriminate per la loro provenienza e vittime di pregiudizi e stereotipi tanto da divenire oggi il simbolo della violazione dei diritti umani.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (risoluzione 15/93) ha dichiarato il 18 dicembre giornata internazionale per i diritti dei migranti: una giornata per promuovere azioni contro il razzismo e contro lo sfruttamento dei migranti.

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